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In: 25 aprile, Bella ciao o La canzone del Piave?
Inviato Venerdi 23 Aprile alle 19:57
Io, sono allegrissimo. Forse lo sono meno i passatisti di professione, sempre sul chi va là a strumentalizzare ogni minima, scusi il termine, cazzata.
Inviato Giovedi 22 Aprile alle 10:11
Pffff, ogni anno la solita storia: Resistenza sì, Resistenza no, i valori dell'antifascismo, ora pure le canzonette sacre. Ma basta, non se ne può più delle polemiche tombali! Pensiamo all'oggi e guardiamo al domani, che ne abbiamo più bisogno!
Inviato Mercoledi 7 Aprile alle 17:38
Berlusconi come Mussolini? Ma su, non diciamo corbellerie. Lo psiconano. Testa d?asfalto. Il Banana. Il Caimano. Berluskaz, Berluskaiser o il mafioso di Arcore (queste ultime simpatiche definizioni del Bossi dei tempi d?oro, 1995-1996). In molti modi è stato o è chiamato Silvio Berlusconi. Sarcastici, velenosi, satirici, diffamatori ma legittimi, essendo espressioni di critica politica. Paragonarlo a Mussolini, però, questo no. Ci tireremmo dietro il sospetto del solito antifascista in servizio permanente effettivo, ma ce ne freghiamo e tiriamo diritto (ops, ci è scappata la citazione dal Ventennio).
Il berlusconismo è altro dal fascismo, così come Berlusconi è diverso da Mussolini. Il regimetto berlusconiano, telecratico, ad personam, fondato su un partito-dependance artefatto dal marketing, tutto interessi privati e vizi sfacciatamente pubblici, ha in comune con quello mussoliniano l?impulso all?illegalità, l?aggressione alle istituzioni, lo strabordante spirito di fazione. Ma il metodo criminoso, nel fascismo, era al servizio della conquista del potere totale (seppur coi noti compromessi con Monarchia, grande industria e Chiesa) ed era praticato a suon di manganellate e omicidi. Era una violenza brutale, ma i suoi autori, gli squadristi, quanto meno rischiavano la pelle o, in misura minore, la galera. Una volta al governo, la fascistizzazione dello Stato fu un?opera costruita secondo il tatticismo tipico di Mussolini ma che mirava a crearne uno, tragicamente e grottescamente totalitario finché si vuole, eppure idealmente ambizioso ed eticamente forte. Oggi, i gerarchetti della corte di Silvio e il suo popolo adorante non rischiano proprio un bel niente, sono una massa di illusi lobotomizzati dalla fobia di comunisti che non ci sono più, e rincitrulliti da trent?anni di ideologia consumistica. Il diluvio di leggi personali, infine, ha l?unico scopo di evitare al dittatorello aziendalista il banale, terrificante carcere. L?idea che anima il berlusconismo non ha nessuna tensione ideale, ma si riduce alla rincorsa al ?benessere? materiale (il denaro, il successo) e alla ?libertà? di fare quel che mi pare senza l?intralcio di quella fastidiosa cosa chiamata legge.
Se questo è fascismo, se fossi fascista andrei a dare una lezione a questi usurpatori del nome. Perché, per quanto liberticida e ributtante per il clima da carnevalata staraciana, il regime fascista aveva una sua nera grandezza. Qui siamo alla miseria umana di un imprenditore abbondantemente aiutato dalla politica (Craxi), che oberato di debiti e nel mirino dei magistrati s?inventa un partito di plastica e usa il suo impero mediatico per salvarsi e diventare l?uomo più potente d?Italia, tutto concentrato a soddisfare il proprio puerile e smisurato ego. La Buonanima, i Santoro li faceva bastonare, licenziare e mandare al confino o dietro le sbarre. Questo suo presunto epigono brianzolo si affanna a fare telefonate su telefonate a lacchè, garanti, persino a generali di carabinieri e neppure riesce a far chiudere la trasmissione che l?ossessiona più ancora del penoso declino cui è avviato. Deve ricorrere ad una norma cervellotica e ridicola, la par condicio, in origine redatta dai suoi avversari di sinistra per limitare il suo stesso strapotere televisivo. Questo non è un regime serio, è solo una volgare, arrogante, ignobile buffonata.
Alessio Mannino
Il berlusconismo è altro dal fascismo, così come Berlusconi è diverso da Mussolini. Il regimetto berlusconiano, telecratico, ad personam, fondato su un partito-dependance artefatto dal marketing, tutto interessi privati e vizi sfacciatamente pubblici, ha in comune con quello mussoliniano l?impulso all?illegalità, l?aggressione alle istituzioni, lo strabordante spirito di fazione. Ma il metodo criminoso, nel fascismo, era al servizio della conquista del potere totale (seppur coi noti compromessi con Monarchia, grande industria e Chiesa) ed era praticato a suon di manganellate e omicidi. Era una violenza brutale, ma i suoi autori, gli squadristi, quanto meno rischiavano la pelle o, in misura minore, la galera. Una volta al governo, la fascistizzazione dello Stato fu un?opera costruita secondo il tatticismo tipico di Mussolini ma che mirava a crearne uno, tragicamente e grottescamente totalitario finché si vuole, eppure idealmente ambizioso ed eticamente forte. Oggi, i gerarchetti della corte di Silvio e il suo popolo adorante non rischiano proprio un bel niente, sono una massa di illusi lobotomizzati dalla fobia di comunisti che non ci sono più, e rincitrulliti da trent?anni di ideologia consumistica. Il diluvio di leggi personali, infine, ha l?unico scopo di evitare al dittatorello aziendalista il banale, terrificante carcere. L?idea che anima il berlusconismo non ha nessuna tensione ideale, ma si riduce alla rincorsa al ?benessere? materiale (il denaro, il successo) e alla ?libertà? di fare quel che mi pare senza l?intralcio di quella fastidiosa cosa chiamata legge.
Se questo è fascismo, se fossi fascista andrei a dare una lezione a questi usurpatori del nome. Perché, per quanto liberticida e ributtante per il clima da carnevalata staraciana, il regime fascista aveva una sua nera grandezza. Qui siamo alla miseria umana di un imprenditore abbondantemente aiutato dalla politica (Craxi), che oberato di debiti e nel mirino dei magistrati s?inventa un partito di plastica e usa il suo impero mediatico per salvarsi e diventare l?uomo più potente d?Italia, tutto concentrato a soddisfare il proprio puerile e smisurato ego. La Buonanima, i Santoro li faceva bastonare, licenziare e mandare al confino o dietro le sbarre. Questo suo presunto epigono brianzolo si affanna a fare telefonate su telefonate a lacchè, garanti, persino a generali di carabinieri e neppure riesce a far chiudere la trasmissione che l?ossessiona più ancora del penoso declino cui è avviato. Deve ricorrere ad una norma cervellotica e ridicola, la par condicio, in origine redatta dai suoi avversari di sinistra per limitare il suo stesso strapotere televisivo. Questo non è un regime serio, è solo una volgare, arrogante, ignobile buffonata.
Alessio Mannino
Inviato Domenica 7 Marzo alle 15:22
Care pirla e cari pirla che avete consumato diottrie a studiarvi le norme elettorali fino all?ultimo codicillo in corpo 2, avete consumato scarpe andando in giro a raccogliere firme regolari, vi siete congelati stazionando per ore ai banchetti per convincere i passanti a sottoscrivere le liste, avete rinunciato al tempo libero per inseguire gli autenticatori in capo al mondo e vi siete svegliati alle
tre del mattino per presentarvi per tempo agli uffici elettorali, questo discorso a reti unificate è dedicato a voi imbecilli ancora convinti di vivere in uno Stato di diritto, in una democrazia fondata su elezioni regolari, cioè conformi alle leggi vigenti. Spiacente di informarvi, casomai non ve ne foste ancora accorti, che viviamo in un regime fondato sulla legge del più ricco e del più forte, di chi grida e minaccia di più. Una legge che varia a seconda delle esigenze del più prepotente. Se, puta caso, costui viola la legge, non ha sbagliato lui: è sbagliata la legge, che viene cambiata su
due piedi. Se poi, puta caso, la Costituzione non lo consente, non è sbagliata la nuova legge: è sbagliata la Costituzione. Che si può cambiare come un calzino s p o rc o . Se penso che da cinquant?anni mi chiamano ?il figlio del re? per la mia somiglianza con Umberto II, mi scompiscio. Hanno sbagliato re: io sono l?erede di Vittorio Emanuele III, quello che nel 1922 non mosse
un dito contro la marcia su Roma e nel 1943 se ne fuggì a Brindisi. Sempre di notte. Infatti quando ho firmato il decreto salva-Banana? Di notte. Del resto chi sono io per respingere una legge con messaggio motivato alle Camere come previsto dall?articolo 74 della Costituzione? Mica sono il garante della Costituzione. L?ho già detto per lo scudo fiscale: se non firmo, quelli mi
rimandano indietro la stessa legge e poi devo firmarla comunque. Tanto vale farlo subito. A chi mi prospetta le dimissioni, rispondo che non conosco questa parola: sono in Parlamento dal 1953, figuriamoci. E in vita mia ho fatto ben di peggio che firmare leggi illegali: ho plaudito all?i nva s i o n e sovietica dell?Ungheria, ho attaccato Berlinguer che evocava la questione morale, ero amico di Craxi, ho scritto pure alla vedova che il marito corrotto era un per seguitato. Conosco l?obiezione: non c?è elezione senza qualche lista esclusa per ritardi o irregolarità. In Molise nel 2000 aveva vinto la sinistra con Giovanni Di Stasi, poi la destra di Michele Iorio fece ricorso contro alcune
liste irregolari, Tar e Consiglio di Stato lo accolsero, si rifecero le elezioni e vinse Iorio che ancora governa. E il governo D?Alema non ci pensò neppure di fare un decreto per legalizzare le illegalità: peggio per lui, poi dicono che è intelligente. Del resto al Quirinale c?era ancora Ciampi, mica io. Due anni fa invece c?ero già io, quando alle Provinciali in Trentino venne esclusa, dopo i ricorsi di Lega e Pdl, la lista Udc alleata della sinistra. Nemmeno allora l?Unione pensò di salvare
l?alleato con un decreto interpretativo: peggio per loro, pirla.Ecco, care pirla e cari pirla: la prossima volta, anziché prendere sul serio la legge e rischiare l?a s s i d e ra m e n t o per raccogliere le firme e presentarle in tempo utile, fate come me: statevene a casetta vostra davanti al caminetto, con la vestaglia di lana e le babbucce di velluto. Poi fate come i bananieri: all?ultima ora dell?ultimo giorno vi presentate in Corte d?Ap p e l l o con le firme tarocche di Romolo Augustolo, George Clooney, Giovanni Rana e soprattutto Gambadilegno,magari vi fate pure un panino e una pennica per non arrivare proprio in orario, poi minacciate la marcia su
Roma, portate in piazza una dozzina di esaltati, mi urlate ?buh? sotto le finestre del Quirinale, mi fate sparare dai vostri giornali e io vi firmo la qualsiasi. Anche la lista della spesa, il menu del ristorante, la ricevuta del parrucchiere, lo scontrino dell?intimissimo. Tanto Santoro l?hanno chiuso e per un mese non rompe con le sue notizie: fa tutto Minzolini, che sta dalla parte del Banana, cioè dalla mia. Statemi allegri. Il vostro presidente della Repubblica. Vostro, si fa per dire.
Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2010
tre del mattino per presentarvi per tempo agli uffici elettorali, questo discorso a reti unificate è dedicato a voi imbecilli ancora convinti di vivere in uno Stato di diritto, in una democrazia fondata su elezioni regolari, cioè conformi alle leggi vigenti. Spiacente di informarvi, casomai non ve ne foste ancora accorti, che viviamo in un regime fondato sulla legge del più ricco e del più forte, di chi grida e minaccia di più. Una legge che varia a seconda delle esigenze del più prepotente. Se, puta caso, costui viola la legge, non ha sbagliato lui: è sbagliata la legge, che viene cambiata su
due piedi. Se poi, puta caso, la Costituzione non lo consente, non è sbagliata la nuova legge: è sbagliata la Costituzione. Che si può cambiare come un calzino s p o rc o . Se penso che da cinquant?anni mi chiamano ?il figlio del re? per la mia somiglianza con Umberto II, mi scompiscio. Hanno sbagliato re: io sono l?erede di Vittorio Emanuele III, quello che nel 1922 non mosse
un dito contro la marcia su Roma e nel 1943 se ne fuggì a Brindisi. Sempre di notte. Infatti quando ho firmato il decreto salva-Banana? Di notte. Del resto chi sono io per respingere una legge con messaggio motivato alle Camere come previsto dall?articolo 74 della Costituzione? Mica sono il garante della Costituzione. L?ho già detto per lo scudo fiscale: se non firmo, quelli mi
rimandano indietro la stessa legge e poi devo firmarla comunque. Tanto vale farlo subito. A chi mi prospetta le dimissioni, rispondo che non conosco questa parola: sono in Parlamento dal 1953, figuriamoci. E in vita mia ho fatto ben di peggio che firmare leggi illegali: ho plaudito all?i nva s i o n e sovietica dell?Ungheria, ho attaccato Berlinguer che evocava la questione morale, ero amico di Craxi, ho scritto pure alla vedova che il marito corrotto era un per seguitato. Conosco l?obiezione: non c?è elezione senza qualche lista esclusa per ritardi o irregolarità. In Molise nel 2000 aveva vinto la sinistra con Giovanni Di Stasi, poi la destra di Michele Iorio fece ricorso contro alcune
liste irregolari, Tar e Consiglio di Stato lo accolsero, si rifecero le elezioni e vinse Iorio che ancora governa. E il governo D?Alema non ci pensò neppure di fare un decreto per legalizzare le illegalità: peggio per lui, poi dicono che è intelligente. Del resto al Quirinale c?era ancora Ciampi, mica io. Due anni fa invece c?ero già io, quando alle Provinciali in Trentino venne esclusa, dopo i ricorsi di Lega e Pdl, la lista Udc alleata della sinistra. Nemmeno allora l?Unione pensò di salvare
l?alleato con un decreto interpretativo: peggio per loro, pirla.Ecco, care pirla e cari pirla: la prossima volta, anziché prendere sul serio la legge e rischiare l?a s s i d e ra m e n t o per raccogliere le firme e presentarle in tempo utile, fate come me: statevene a casetta vostra davanti al caminetto, con la vestaglia di lana e le babbucce di velluto. Poi fate come i bananieri: all?ultima ora dell?ultimo giorno vi presentate in Corte d?Ap p e l l o con le firme tarocche di Romolo Augustolo, George Clooney, Giovanni Rana e soprattutto Gambadilegno,magari vi fate pure un panino e una pennica per non arrivare proprio in orario, poi minacciate la marcia su
Roma, portate in piazza una dozzina di esaltati, mi urlate ?buh? sotto le finestre del Quirinale, mi fate sparare dai vostri giornali e io vi firmo la qualsiasi. Anche la lista della spesa, il menu del ristorante, la ricevuta del parrucchiere, lo scontrino dell?intimissimo. Tanto Santoro l?hanno chiuso e per un mese non rompe con le sue notizie: fa tutto Minzolini, che sta dalla parte del Banana, cioè dalla mia. Statemi allegri. Il vostro presidente della Repubblica. Vostro, si fa per dire.
Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2010
Inviato Sabato 13 Febbraio alle 18:23
Mi dispiace, caro Appoggi, ma negando di fare delle retorica lei ne fa eccome. Se dopo 150 anni di unità l'Italia ha bisogno di riscoprire (io dico: di scoprire) i perchè che la tengono malamente unita, significa che l'operazione è fallita. E' così terribile prenderne atto e, invece di seguire un sogno impossibile (ma anche qui io dico: un mezzo incubo, comunque a conti fatti un errore), metterci a pensare ad un sistema istituzionale diverso? Questo non toglie nulla, al contrario di quanto mi attribuisce lei, agli sforzi e ai sacrifici dei patrioti idealisti del Risorgimento: onore a loro, che in molti morirono per un ideale. Sa, Appoggi, sto rileggendo proprio in questi giorni il volume della Storia d'Italia di Montanelli dedicato proprio al periodo risorgimentale. Ebbene, l'ultimo grande intellettuale della Destra storica - non un localista come me - giudicava l'Unità un insuccesso, perchè privo di un diffuso appoggio popolare e ostaggio della realpolitik cavouriana. Perchè non essere onesti e lucidi come lui, che pure la Patria la scrisse sempre con la lettera maiuscola? Un'ultima considerazione, infine. E' significativo che nella sua urbana ma appassionata difesa manchi l'elemento che, a mio parere, dovrebbe caratterizzare un genuino attaccamento alla patria: il senso di comunità. Per stimolarlo ci vuole una pedagogia civile, dice lei. Ma basata su cosa? Se la società è disgregata, se non ci sono più costumi condivisi e tradizioni rispettate, se gli ideali comuni sono moneta senza più mercato, se la lingua viene erosa dall'idioma anglofono obbligatorio, se non c'è più argine alla globalizzazione degli stili di vita, se la Costituzione viene considerata carta straccia dagli stessi governanti, se insomma questa Italia non merita più di vivere, perchè, perchè insistere nel volerla tenere in vita, cercando l'eccitazione negli odori dell'imbalsamazione? Questo sì che è autolesionismo.
In ogni caso, la ringrazio della risposta, che sento sincera. Sicuramente più dell'intemerata del Presidente della Repubblica, questo anziano comunista che per tutta la vita ha creduto nell'internazionalismo marxista e oggi viene a fare la predica a chi critica l'agiografia patriottarda. Che si vergogni.
PS: io, a differenza di Balzi, non voterò Zaia. Lo preciso perchè ci sarà il solito scemo che mi darà del leghista. Sono solo uno che tenta di ragionare in base ai fatti, senza preconcetti e senza tabù.
In ogni caso, la ringrazio della risposta, che sento sincera. Sicuramente più dell'intemerata del Presidente della Repubblica, questo anziano comunista che per tutta la vita ha creduto nell'internazionalismo marxista e oggi viene a fare la predica a chi critica l'agiografia patriottarda. Che si vergogni.
PS: io, a differenza di Balzi, non voterò Zaia. Lo preciso perchè ci sarà il solito scemo che mi darà del leghista. Sono solo uno che tenta di ragionare in base ai fatti, senza preconcetti e senza tabù.
Inviato Venerdi 5 Febbraio alle 16:49
Certo che far inaugurare la campagna elettorale da Fassino rende perfettamente lo stato in cui versa il Pd: tendente all'invisibilità. E con Bortolussi che copia Galan, quasi quasi viene voglia di votare Zaia, se votare avesse un senso (nelle elezioni locali può averlo, sempre che salti fuori qualche outsider non allineato a destra e sinistra). Ma andate a scopare il mare.
In: Santi e Beati
Inviato Mercoledi 20 Gennaio alle 20:22
Intanto le dico cosa penso io, caro Zanella: che i morti, di ogni colore politico siano, dovrebbero essere lasciati in pace, e che fare questioni politiche sulle targhe è il miglior modo per parlare di tutto fuorchè dei problemi veri, ATTUALI, della gente. Basta, sant'iddio, con queste polemiche catacombali.
Inviato Martedi 12 Gennaio alle 13:03
Abbiamo pubblicato un comunicato ufficiale di tale partito, che interveniva a proposito di alcuni fatti. Il commento ne prende spunto per unn ragionamento più ampio. La prossima volta aprire bene gli occhi per leggere, grazie.
Inviato Mercoledi 23 Dicembre 2009 alle 09:48
Non sa quali ha nascosto proprio perchè le ha nascoste, o manipolate, o ridotte al minimo quando dovevano avere spazio e risalto. L'elenco sarebbe troppo lungo. Alcune, specialmente quelle riguardanti affari immobiliari, finanziari, pubblici (su Aim, per esempio, o su certe trame politiche) le ha trovate sulle nostre colonne. Se ci ha seguito, sa a cosa mi riferisco. Se non l'ha fatto, cerchi in archivio e ne leggerà di belle. Buone feste anche a lei.
Inviato Venerdi 27 Novembre 2009 alle 15:46
Intervengo anch'io sulla questione immigrati. Per dire che mi sento molto vicino alle considerazioni che Cioni fa sul punto cruciale: l'interesse dei grandi poteri economici internazionali perchè si giunga ad un'unica società mondiale fondata sul nostro modello di vita, occidentale consumista e livellatore di ogni identità. Ma, caro Cioni, se da parte, in quest'ottica di lotta all'universalismo straccione e usuraio, è giusto fissare paletti rigidi verso gli immigrati, dall'altra non si può non ammettere che l'identità di cui lei parla non esiste più: l'abbiamo uccisa e sostituita col cosmopolitismo della Coca Cola. Noi, un'identità nazionale, non ce l'abbiamo: l'abbiamo venduta alla way of life "consuma, produci, crepa", che spazza via tradizioni, diversità e nazionalità nel nome del dio denaro. Dio, infatti, è morto da quel dì, ma neanche la Patria se la passa tanto bene.
Detto questo, chi non sia cittadino italiano per me non dovrebbe votare neanche per le (qui a Vicenza defunte) circoscrizioni. Perchè non si può concedere un diritto fondamentale come quello elettorale, ancorchè locale e passivo, senza entrare a far parte a tutti gli effetti della comunità. Coi diritti, ma anche coi doveri che ne conseguono.
Detto questo, chi non sia cittadino italiano per me non dovrebbe votare neanche per le (qui a Vicenza defunte) circoscrizioni. Perchè non si può concedere un diritto fondamentale come quello elettorale, ancorchè locale e passivo, senza entrare a far parte a tutti gli effetti della comunità. Coi diritti, ma anche coi doveri che ne conseguono.
Inviato Mercoledi 18 Novembre 2009 alle 18:29
A proposito dell?ennesima legge-porcata berlusconiana, ripubblico un illuminante articolo del grande Massimo Fini uscito sul Fatto Quotidiano di ieri, martedì 17 novembre.
I garantisti dalla doppia morale
Sancire attraverso il frettoloso diktat di un disegno di legge che il processo penale non possa durare più di sei anni è pura follia. Per centrare un simile obiettivo occorre una riforma organica che comporta uno studio approfondito (per sostituire il vecchio Codice di procedura penale uno stuolo di giuristi, capitanati da Gian Domenico Pisapia, ci lavorò per due lustri), perché non si tratta semplicemente di dare maggiori risorse finanziarie all?Ordine
giudiziario, di organizzare meglio gli uffici, di informatizzarli, ma è essenziale snellire e smagrire drasticamente il processo che attualmente prevede possibilità pressoché infinite di ricorsi, di contro-ricorsi, di impugnazioni, di eccezioni, di rinvii, di incompetenze (per territorio, materia, funzione), molto spesso di valore puramente formale, il tutto spalmato su tre gradi di giudizio dove anche l?ultimo, quello della Cassazione, che dovrebbe limitarsi a un mero controllo di legalità, è diventato anch?esso, attraverso il grimaldello della coerenza della motivazione col dispositivo, un giudizio di merito. Tutti gli altri paesi hanno un solo grado di merito. Noi, in pratica, ne abbiamo tre. La presunzione di innocenza dovrebbe fermarsi al primo grado, o quantomeno al secondo, per diventare poi una più ragionevole presunzione di colpevolezza, altrimenti il sacrosanto principio della presunzione di innocenza ?fino a condanna definitiva? si trasforma, come è avvenuto tante volte in questi anni attraverso la prescrizione, in una sostanziale impunità. Senza questo repulisti preventivo non si avrà il ?processo breve?, si avrà un processo che non potrà mai arrivare a definizione, un processo nullo senza per questo essere inesistente perché comporterà un dispendio enorme e inutile di energie, economiche e personali. Scardinare, in nome del ?processo breve?, un intero impianto penale, senza aver prima apprestato le misure necessarie a renderlo tale, per le esigenze di una sola persona che, in contrasto col principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, pretende di sottrarsi ai processi che lo riguardano, raddoppia questa follia. Il disegno di legge è infatti tagliato su misura per i reati imputati a Berlusconi. Così reati gravi e gravissimi come la corruzione, la frode fiscale, gli omicidi colposi dei medici, l?aggiotaggio, le truffe ai servizi sanitari e, naturalmente, la corruzione in atti giudiziari (che è al centro del processo per cui è stato condannato Mills) cadranno sotto la mannaia dell?impossibilità pratica di esaurirli in sei anni. Mentre per il borseggio su un autobus, per una truffa di pochi euro sul ?gratta e sosta?, per il reato contravvenzionale di immigrazione clandestina, si potrà andare avanti a oltranza. Ma in realtà il disegno di legge sul ?processo breve? non fa che accentuare, e rendere per così dire ufficiale, una tendenza in atto da quindici anni, da quando, dopo la bufera di Mani Pulite, ebbe inizio la ?restaurazione?. La tendenza cioè a instaurare in Italia un doppio diritto penale: uno per i reati da strada, che sono quelli commessi dai poveracci, e un altro per i reati finanziari, per la corruzione, per la concussione, che sono quelli commessi dai politici e dai ?colletti bianchi?. Per questo secondo tipo di reati, il cui accertamento è già di per sé molto complesso, si è inzeppato il codice di un tale numero di norme cosiddette ?garantiste? da rendere il processo ancora più lungo di quanto lo sia normalmente in modo da essere pressoché certi di arrivare alla prescrizione i cui termini sono già stati dimezzati dalla legge detta ex Cirielli. In pratica si è garantita a ?lorsignori? l?impunità. Per i reati da strada invece non solo le pene si sono fatte sempre più dure, ma queste facce da culo del centrodestra, così ?garantiste? con i colletti bianchi, pretendono che gli autori vadano in galera subito, prima del processo, attraverso la carcerazione preventiva. Dimenticando disinvoltamente, i ?garantisti? dalla doppia morale, che la carcerazione preventiva, proprio in base al principio della presunzione di innocenza, non è un anticipo di pena, ma può essere disposta solo in presenza di precise esigenze : 1) Pericolo di fuga; 2) Pericolo di reiterazione del reato; 3) Pericolo di inquinamento delle prove. Questa disparità di trattamento viene giustificata col fatto che i reati da strada creano un particolare ?allarme sociale?. Ma qui bisogna intendersi sul concetto di ?allarme sociale?. Lo scippo a una vecchietta è certamente odioso e crea allarme sociale. Ma una bancarotta può mettere sul lastrico cento vecchiette. La vera differenza è che i reati da strada sono solo più evidenti, mentre quelli dei ?colletti bianchi? sono più nascosti, più subdoli e anche più facili e più vili, ma non sono per questo meno gravi, anzi spesso lo sono di più anche perché, essendo sistematici, inquinano e corrodono la legalità di un intero paese. In realtà questa doppia legislazione che si sta affermando in Italia, che si è anzi già affermata anche se il progetto del ?processo breve? non andasse in porto, non ha giustificazione né legittimazione alcuna. È solo la vecchia, cara, infame giustizia di classe.
Massimo Fini
www.massimofini.it
I garantisti dalla doppia morale
Sancire attraverso il frettoloso diktat di un disegno di legge che il processo penale non possa durare più di sei anni è pura follia. Per centrare un simile obiettivo occorre una riforma organica che comporta uno studio approfondito (per sostituire il vecchio Codice di procedura penale uno stuolo di giuristi, capitanati da Gian Domenico Pisapia, ci lavorò per due lustri), perché non si tratta semplicemente di dare maggiori risorse finanziarie all?Ordine
giudiziario, di organizzare meglio gli uffici, di informatizzarli, ma è essenziale snellire e smagrire drasticamente il processo che attualmente prevede possibilità pressoché infinite di ricorsi, di contro-ricorsi, di impugnazioni, di eccezioni, di rinvii, di incompetenze (per territorio, materia, funzione), molto spesso di valore puramente formale, il tutto spalmato su tre gradi di giudizio dove anche l?ultimo, quello della Cassazione, che dovrebbe limitarsi a un mero controllo di legalità, è diventato anch?esso, attraverso il grimaldello della coerenza della motivazione col dispositivo, un giudizio di merito. Tutti gli altri paesi hanno un solo grado di merito. Noi, in pratica, ne abbiamo tre. La presunzione di innocenza dovrebbe fermarsi al primo grado, o quantomeno al secondo, per diventare poi una più ragionevole presunzione di colpevolezza, altrimenti il sacrosanto principio della presunzione di innocenza ?fino a condanna definitiva? si trasforma, come è avvenuto tante volte in questi anni attraverso la prescrizione, in una sostanziale impunità. Senza questo repulisti preventivo non si avrà il ?processo breve?, si avrà un processo che non potrà mai arrivare a definizione, un processo nullo senza per questo essere inesistente perché comporterà un dispendio enorme e inutile di energie, economiche e personali. Scardinare, in nome del ?processo breve?, un intero impianto penale, senza aver prima apprestato le misure necessarie a renderlo tale, per le esigenze di una sola persona che, in contrasto col principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, pretende di sottrarsi ai processi che lo riguardano, raddoppia questa follia. Il disegno di legge è infatti tagliato su misura per i reati imputati a Berlusconi. Così reati gravi e gravissimi come la corruzione, la frode fiscale, gli omicidi colposi dei medici, l?aggiotaggio, le truffe ai servizi sanitari e, naturalmente, la corruzione in atti giudiziari (che è al centro del processo per cui è stato condannato Mills) cadranno sotto la mannaia dell?impossibilità pratica di esaurirli in sei anni. Mentre per il borseggio su un autobus, per una truffa di pochi euro sul ?gratta e sosta?, per il reato contravvenzionale di immigrazione clandestina, si potrà andare avanti a oltranza. Ma in realtà il disegno di legge sul ?processo breve? non fa che accentuare, e rendere per così dire ufficiale, una tendenza in atto da quindici anni, da quando, dopo la bufera di Mani Pulite, ebbe inizio la ?restaurazione?. La tendenza cioè a instaurare in Italia un doppio diritto penale: uno per i reati da strada, che sono quelli commessi dai poveracci, e un altro per i reati finanziari, per la corruzione, per la concussione, che sono quelli commessi dai politici e dai ?colletti bianchi?. Per questo secondo tipo di reati, il cui accertamento è già di per sé molto complesso, si è inzeppato il codice di un tale numero di norme cosiddette ?garantiste? da rendere il processo ancora più lungo di quanto lo sia normalmente in modo da essere pressoché certi di arrivare alla prescrizione i cui termini sono già stati dimezzati dalla legge detta ex Cirielli. In pratica si è garantita a ?lorsignori? l?impunità. Per i reati da strada invece non solo le pene si sono fatte sempre più dure, ma queste facce da culo del centrodestra, così ?garantiste? con i colletti bianchi, pretendono che gli autori vadano in galera subito, prima del processo, attraverso la carcerazione preventiva. Dimenticando disinvoltamente, i ?garantisti? dalla doppia morale, che la carcerazione preventiva, proprio in base al principio della presunzione di innocenza, non è un anticipo di pena, ma può essere disposta solo in presenza di precise esigenze : 1) Pericolo di fuga; 2) Pericolo di reiterazione del reato; 3) Pericolo di inquinamento delle prove. Questa disparità di trattamento viene giustificata col fatto che i reati da strada creano un particolare ?allarme sociale?. Ma qui bisogna intendersi sul concetto di ?allarme sociale?. Lo scippo a una vecchietta è certamente odioso e crea allarme sociale. Ma una bancarotta può mettere sul lastrico cento vecchiette. La vera differenza è che i reati da strada sono solo più evidenti, mentre quelli dei ?colletti bianchi? sono più nascosti, più subdoli e anche più facili e più vili, ma non sono per questo meno gravi, anzi spesso lo sono di più anche perché, essendo sistematici, inquinano e corrodono la legalità di un intero paese. In realtà questa doppia legislazione che si sta affermando in Italia, che si è anzi già affermata anche se il progetto del ?processo breve? non andasse in porto, non ha giustificazione né legittimazione alcuna. È solo la vecchia, cara, infame giustizia di classe.
Massimo Fini
www.massimofini.it
Inviato Giovedi 5 Novembre 2009 alle 23:50
Il crocifisso? Nel nostro paese si ama perdere tempo dietro a polveroni strumentali. Sono decenni che se ne parla, e sinceramente spero che gli islamici, con le buone o con le cattive, convertano abbastanza gente da far piazza pulita di ogni ipocrisia sull'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa.Per me invece ci resti pure, quel relitto ligneo, sopra le cattedre. Tanto, gli studenti non se lo cagano neppure di striscio.
Inviato Mercoledi 23 Settembre 2009 alle 16:00
Caro Vicardi,
semplice: con nessuno. Ho sempre ammirato l'orgogliosa estraneità del vecchio Msi al sistema di potere. Ghettizzati a causa di quella truffaldina e antidemocratica conventio ad excludendum che era l'arco costituzionale, i missini avevano quanto meno conservato l'onore. Oggi non c'è una sola forza nel panorama nazionale che prenda seriamente in considerazione idee forti e libere dal pensiero unico turbocapitalista. Certo, continuando su quella eroica china si quaglia poco. Ma perchè, caro Vicardi, in buona fede lei crede che in seno al PdL si otterrà un solo provvedimento concreto nella direzione che lei auspica? Per favore, restiamo coi piedi per terra. E non inganniamoci da soli, chè già ci pensano in molti a ingannarci gonfiandosi di parole a cui non seguono mai i fatti.
a.m.
semplice: con nessuno. Ho sempre ammirato l'orgogliosa estraneità del vecchio Msi al sistema di potere. Ghettizzati a causa di quella truffaldina e antidemocratica conventio ad excludendum che era l'arco costituzionale, i missini avevano quanto meno conservato l'onore. Oggi non c'è una sola forza nel panorama nazionale che prenda seriamente in considerazione idee forti e libere dal pensiero unico turbocapitalista. Certo, continuando su quella eroica china si quaglia poco. Ma perchè, caro Vicardi, in buona fede lei crede che in seno al PdL si otterrà un solo provvedimento concreto nella direzione che lei auspica? Per favore, restiamo coi piedi per terra. E non inganniamoci da soli, chè già ci pensano in molti a ingannarci gonfiandosi di parole a cui non seguono mai i fatti.
a.m.
Inviato Giovedi 17 Settembre 2009 alle 16:29
Caro Cioni,
perchè quanto lei sostenga "vada bene" dovrebbe compiere due operazioni. Non semplici, gliene dò atto. 1) Prendere coscienza, se le è sfuggito, che la filosofia politica ed economica, se così si può chiamare, che anima il PdL in cui è entrato non ha nulla, ma proprio nulla, di "rivoluzionario". E' il vecchio miscuglio di liberismo a parole e statalismo di fatto, con il secondo che ha preso il netto sopravvento sul primo (vedi caso Alitalia, vedi finanziamenti salva-Roma e salva-Catania, vedi Tremonti-bond, vedi aiuti alle banche, vedi eccetera eccetera). Ora Sacconi tira fuori dal cappello la soluzione magica, su cui giustamente chi viene dal Movimento Sociale rivendica la primogenitura. Ma con che faccia lo fa, dopo aver proposto di limitare il diritto allo sciopero ed essendo un glorificatore della flessibilità, vera condanna alla precarietà esistenziale per i giovani? Ergo, mi scusi: che ci fa uno come lei intruppato in un partito di simili facce di bronzo? Non se n'è accorto? Non legge i giornali? O è meglio avere un posticino in un grande partito sperando in una candidatura che languire a fare gli idealisti fuori dai grandi giochi? 2) Personalmente, che uno sia fascista non lo trovo quell'immonda mostruosità morale che fa scattare i nervi agli antifascisti in servizio permanente effettivo. Lo trovo politicamente stupido e sommamente antistorico, come ho già avuto modo di scrivere in passato. Ma se uno in cuor suo lo rimane, a maggior ragione non può andare a braccetto con un'accolita di adoratori del profitto e del privato com'è la destra berlusconiana. E glielo dice uno per il quale destra e sinistra, oggi, sono ridotte a due bande le cui differenze ideali si misurano su quanto ce l'ha duro il premier, dato che per il resto il pensiero è unico (sviluppo, globalizzazione, consumismo). Quindi, per restare coerente con le sue origini, uno come lei dovrebbe chiuderle nell'armadio del passato e trovare idee adatte a questo tempo. Una di queste può essere benissimo la partecipazione dei lavoratori. Ma santoddio, mettendo in discussione tutto il sistema economico, altrimenti si prende in giro la gente. Esattamente come fa un Sacconi (o un Tremonti).
Come vede, siamo disponibilissimi a dare spazio e confrontarci con tutti. A patto di farlo sulla base dell'onestà intellettuale. E politica.
Alessio Mannino
perchè quanto lei sostenga "vada bene" dovrebbe compiere due operazioni. Non semplici, gliene dò atto. 1) Prendere coscienza, se le è sfuggito, che la filosofia politica ed economica, se così si può chiamare, che anima il PdL in cui è entrato non ha nulla, ma proprio nulla, di "rivoluzionario". E' il vecchio miscuglio di liberismo a parole e statalismo di fatto, con il secondo che ha preso il netto sopravvento sul primo (vedi caso Alitalia, vedi finanziamenti salva-Roma e salva-Catania, vedi Tremonti-bond, vedi aiuti alle banche, vedi eccetera eccetera). Ora Sacconi tira fuori dal cappello la soluzione magica, su cui giustamente chi viene dal Movimento Sociale rivendica la primogenitura. Ma con che faccia lo fa, dopo aver proposto di limitare il diritto allo sciopero ed essendo un glorificatore della flessibilità, vera condanna alla precarietà esistenziale per i giovani? Ergo, mi scusi: che ci fa uno come lei intruppato in un partito di simili facce di bronzo? Non se n'è accorto? Non legge i giornali? O è meglio avere un posticino in un grande partito sperando in una candidatura che languire a fare gli idealisti fuori dai grandi giochi? 2) Personalmente, che uno sia fascista non lo trovo quell'immonda mostruosità morale che fa scattare i nervi agli antifascisti in servizio permanente effettivo. Lo trovo politicamente stupido e sommamente antistorico, come ho già avuto modo di scrivere in passato. Ma se uno in cuor suo lo rimane, a maggior ragione non può andare a braccetto con un'accolita di adoratori del profitto e del privato com'è la destra berlusconiana. E glielo dice uno per il quale destra e sinistra, oggi, sono ridotte a due bande le cui differenze ideali si misurano su quanto ce l'ha duro il premier, dato che per il resto il pensiero è unico (sviluppo, globalizzazione, consumismo). Quindi, per restare coerente con le sue origini, uno come lei dovrebbe chiuderle nell'armadio del passato e trovare idee adatte a questo tempo. Una di queste può essere benissimo la partecipazione dei lavoratori. Ma santoddio, mettendo in discussione tutto il sistema economico, altrimenti si prende in giro la gente. Esattamente come fa un Sacconi (o un Tremonti).
Come vede, siamo disponibilissimi a dare spazio e confrontarci con tutti. A patto di farlo sulla base dell'onestà intellettuale. E politica.
Alessio Mannino
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